Etna, stelle e lapilli – 40 fingers

rifugio

insegna

Dopo pasquetta in giro per la Sicilia i 4 temerari Hecyra, Martha Peake, Terronista, Neon si cimentano nella scalata notturna dell’Etna..

(Martha Peake)

La notte, porto a spasso il mio stupore sull’Etna.

Molto strane le vacanze di quest’anno. Meno rilassanti, brevissime -saranno 16 giorni in tutto… -, ma sicuramente trascorse anche con chi mi ha nominata per il blogcrossing. Le definirei anche intense ed educative perché è come se avessi deciso di cominciare ad abituarmi a tempi più duri. You can’t always get what you want, cantava qualcuno. Mai parole furono più vere.
Sono anche più eccitanti le vacanze trascorse senza alcuna certezza. E’ un po’ come un’escursione notturna sull’Etna, di sera, alla ricerca di un rifugio dove dormire con i tuoi amici e il tuo ragazzo. Non conosci benissimo la via, eppure ti fidi di chi sta con te e cammini sulle pietre come se fossero aria e nuvole solidificate. Il vento soffia leggero e solleva dolcemente l’orlo della maglietta del tuo ragazzo, diffondendo nell’aria il profumo dei giovani alberi. Senza dubbio, pensi, quel cratere di vulcano che sputa fuoco è più sublime di qualsiasi altra montagna. Man mano che sali, proseguendo la scalata, finisci per credere nell’affidabilità delle tue mani, dei tuoi piedi, della tua testa e addirittura ti fidi del tuo autocontrollo. Il vento si fa più forte, il cielo è sempre più tappezzato di nuvole e il mutismo di fatiche lunghe ed estenuanti regna sovrano. E’ l’umana comprensione zittita dall’emozione della natura o ci stiamo tutti chiedendo chi diavolo ci abbia portati fin qui, stasera? Gli sforzi calano in una sorta di stato di trance, l’arrampicata diventa un sogno ad occhi aperti, le ore scivolano come minuti e la polvere sotto il letto di camera tua svanisce, esclusa dall’’irresistibile chiarezza di proposito e dalla serietà dell’obiettivo contingente: il rifugio. Il cielo si apre e qualche stella fa la sua comparsa. Ho la mente sopraffatta dalla luce della luna e dal vento. Mi piace stare accanto al cuore selvaggio della vita. La luce estiva appare più vivida. L’aria azzurra sembra dovermi colorare dentro.

Minchia che vento!No, io mi metto la felpa! Sono esausta come una vecchia ciabatta! Stiamo camminando da quasi più di due ore e trenta e del rifugio non si vede neanche l’ombra! Il buio è il mio nutrimento. Capirai che consolazione … “Chiara, fai luce!” Eh? “Chiara, là!” Dove là? “Avaja, là! Dammi, va…” UN TETTOOOO!!..

fiore

(Hecyra)

Fattore di protezione 30 per scottature da stelle cadenti..

20, 25, 13 o solo 3 stelle cadenti..stelle da condividere, stelle cadute “a personale” mille desideri tenuti in un cassetto, pronti per essere espressi allo scurire della notte. La sorpresa di un camino, spento purtroppo, ci fa sperare in una notte un po’ più calda di quella che pensavamo di passare appena 10 minuti prima. Si, ma il fuoco come si accende? Intorno una ‘foresta’ di alberi gommosi si prende gioco di noi..
“Vistaaaaa!!!”, “è miaaaaa..!!!”, “staiu attrunzannu ddo friddu!!”, “Giuly ma come le vedi le stelle se sei completamente dentro il sacco a pelo?!”, “Chiara minkia, ma sei “S”CONCENTRATA!!”
Magari per evitare scottature da “polvere di stelle” sarebbe stato opportuno utilizzare quelle creme solari lasciate, per gentile donazione, da chi era passato prima di noi..
P.S. Per la prossima volta ricordarsi di portare, e lasciar lì, scopa, pentole, accendifuoco.. e possibilmente scalare la montagna al galoppo di un Asino compreso di sacchi per la sporta!

fuoco

(Terronista)

E quindi uscimmo a riveder le stelle

La notte del 10 agosto, quando Jovanotti, Don Milani e Il Magnifico, festeggiano (o festeggiavano) l’onomastico, è buona usanza andare ad osservare, speranzosi, quei detriti di comete che vanno a bruciarsi rapidamente a contatto con l’atmosfera, creando delle spettacolari scie luminose. Quelle stesse scie a cui migliaia, se non milioni, di persone affidano speranze e desideri di ogni tipo. Potevamo noi esimerci dal partecipare a questa annosa tradizione? Assolutamente no. Quindi, occorreva scegliere la location migliore da cui osservare tali fenomeni. E presa la pista altomontana dell’Etna, ci siamo incamminati lungo un percorso che ci ha portato fino a quota 1878, al Rifugio forestale della Galvarina. Stanchi, affamati, ma contenti. Tra un panino dell’ a u scian, ed una gara a chi vedeva meno stelle (vinta con merito da Chiara), la serata è trascorsa in assoluta tranquillità. In ordine sparso, un ringraziamento a: i compagni di avventura, gli yo-yo Motta, la signora incontrata al rifugio, il mio 19enne Invicta Monviso 4, Dante Alighieri, le creme solari, il corpo forestale dell’Etna.

camino

(neon)

San Lorenzo – vangelo secondo Luca

Mi sento un poco special guest, dato che pur non facendo parte dell’operazione sociale originale mi ritrovo comunque a scrivere da questa parte della rete.

Anche se quando ho accettato non ricordo di aver letto la clausula in cui era specificato che sforando un tempo prestabilito per la pubblicazione dei post collettivi si sarebbe incorsi in punizioni corporali…

(sappiate che se questo post viene pubblicato per natale è colpa mia)

Veniamo all’oggetto della discussione: San Lorenzo nacque ad Osca (in Spagna) e fece l’arcidiacono a Roma (in Italia) dove morì ammazzato (come 3/4 dei santi) il 10 Agosto 258. Questo è il motivo per cui abbiamo pensato di salire a quota 1800 e rotti metri per vedere le stelle cadenti.

Dopo esserci muniti dell’essenziale (Yo Yo (Motta) e Ciambellone al cioccolato™) ci siamo incamminati sul sentiero del demanio della forestale. Tra indicazioni dipinte con inchiostro pseudo invisibile e batman che mi ciucciava le orecchie dopo 1 ora e mezza di cammino iniziavo a dubitare dell’esistenza di un qualsiasi rifugio. Fortunatamente dopo mezz’ora si è intravisto qualcosa e Martha Peake ha iniziato ad illuminare cose a caso in giro per l’Etna ma ormai avevamo capito di essere arrivati (altrimenti c’era la scarammata di coppa per Terronista).

Il rifugio era decisamente accogliente, anche se qualunque cosa lo sarebbe stato in quel momento. Il primo problema è stato quello di trovare legnetti per accendere il fuoco. Perché dovete sapere che la forestale riempie i rifugi con vagonate di tronchi ma non ci pensa mica ai legnetti per accendere il fuoco.

In quel momento di bisogno io e Terronista abbiamo scoperto l’albero di gomma etneo. L’albero di gomma (o gommoso) etneo è un particolare alberello i cui rametti resistono a torsioni maggiori di 640°. Lasciate perdere!

Subito dopo aver acceso il fuoco abbiamo mangiato i panini con carta più buoni della nostra vita ed abbiamo accolto i compagni di rifugio che sono arrivati dopo di noi.

Fortunatamente le nuvole che ci minacciavano durante tutto il tragitto sono scomparse completamente lasciando un cielo limpidissimo e pieno di stelle, visibilissime da quella quota.

La mattina ho scoperto di avere una vocazione per l’equitazione dopo aver visto degli escursionisti che tirando le briglie dei cavalli andavano senza nessuna fatica in giro per l’Etna.

Il mio blind post (perché grazie a WP non ho potuto leggere le bozze degli altri) si conclude con un piccolo avvertimento mutuato da una discussione con il terrone più amato dagli attentatori (mi ero scocciato di scrivere sempre Terronista):

il ritorno sembrerebbe essere tutto in discesa ma ti frega con l’ultimo kilometro, in salita e al sole

notte

photo by:Hecyra

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Siate cortesi!

(Martha Peake)

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(The gentle touch by $fangedfem)

Stasera avrei voluto scrivere della scalata sul k2 feat. S. Lorenzo, impresa alla quale ha partecipato anche la proprietaria di questo blog, Hecyra. Ma la concentrazione mentale manca. Mi limito quindi a postare la risposta al perché, sull’Etna, a prescindere dal fatto che ci si conosca o meno, ci si saluta tutti: persone, animali e piante. Dinamica sociale, quest’ultima, che mi meraviglia non poco se ripenso al signore di mezza età che, ad una mia domanda sull’ora, posta in piena centro storico catanese, ha risposto con uno spontaneo “ Ma nun mi rumpiri a m++++++!”
La risposta l’ho trovata a pagina 63 del volume “Histoires et d’autres histoires”, una raccolta di poesie e brevi racconti di Jacques Prévert. Si, purtroppo è un testo francese, ma lo traduco così facciamo tutti contenti!! :P

Incoronato di scintille, un venditore di pietrine di accendisigaro alza la voce, una sera, nei corridoi della stazione Javel. E quel suo parlare sboccato dà fastidio a parecchi, ma il suo sguardo infuocato li richiama a più miti sentimenti.’Siate cortesi!’, grida l’uomo, ’Siate cortesi con gli alimenti, con gli elementi, con gli elefanti, con le donne e con gli infanti! Siate cortesi con i muratori, siate cortesi col mondo che vive’.
Bisogna anche essere molto cortesi con la terra e con il sole (…) Non bisogna seccarli … criticarli. Sanno loro quel che hanno da fare. Il sole e la terra, quindi, bisogna lasciarli fare, se no sono capaci di arrabbiarsi e poi, dopo, ci trasformano in tanti zucconi, in acquatici meloni (…) La terra è innamorata del sole, cose loro, faccende loro, e quanto ci sono delle eclissi non è prudente né discreto osservarli attraverso sudici cocci di vetro affumicato! (…) Il sole ama la terra, la terra ama il sole. Così è. Il resto non ci riguarda. La terra ama il sole e fa la ruota per farsi ammirare e il sole la trova bella e brilla per lei e quando è stanco, si corica e si alza la luna. La luna fu già l’amante del sole, ma è stata gelosa ed è stata punita. E’ diventata fredda fredda ed esce soltanto di notte.
Bisogna essere cortesissimi anche con la luna, se no può rendervi un po’ matti e può anche, se lo vuole!, trasformarvi in ometti di neve, in lampioni o in candele. Insomma, per riassumere due punti aprite le virgolette : “Bisogna che tutti siano cortesi con tutti altrimenti ci son guerre, epidemie, terremoti, marosi, fucilate … E formicacce rosse che vengono a divorarvi i piedi mentre dormite la notte.

Commento a margine: saluto i compagni di BlogCrossing che hanno scritto fino ad ora. E ringrazio, ovviamente!, “la bionda” ( cit. disconnesso 2008) per avermi trovato altro lavoro estivo! :P

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